Quella di Stockfish è una storia che parte nel 2006, quando Antonio D’Andrade, leccese trapiantato nelle Marche e genero del patron del ristorante Gino, ci chiese di occuparci della terrazza del Caffè del Teatro in Piazza delle Muse ad Ancona. Grazie a quel progetto, ancora oggi maggior punto di riferimento degli anconetani per l’aperitivo all’aperto, si stabilì un bel rapporto che poi sfociò nell’incarico, immediatamente successivo, per la progettazione di un nuovo locale in corso Mazzini, nel cuore del centro storico di Ancona, a due passi dalle Muse e da piazza del Papa. Il locale si presentava come una delle classiche botteghe strette e lunghe dei centri storici ottocenteschi.

Il solo rapporto con la via pedonale era un’unica vetrina anonima, tra l’altro bassa, esposta a nord e di nessun pregio. Il concept di questo nuovo locale è nato semplicemente dalla volontà di coniugare la tradizione del piatto tipico anconetano con la provenienza nordica dello stoccafisso.

Un ristorante moderno, che incarnasse in una veste attuale il tradizionale ed efficace modo di fare cucina del ristorante Gino. Primo espediente: dare dignità all’ingresso, rendendolo unico nel suo genere. Una sobria insegna in ferro verniciato marrone scuro si innalza oltre la bucatura della vetrina, estrudendo il nome del locale derivante dal modo nordico di chiamare il merluzzo essiccato al sole.

La purezza delle linee architettoniche esterne prosegue senza soluzione di continuità all’interno: pochi colori e grande forza visiva. La sala è un piccolo spazio di quaranta metri quadrati, dove i contrasti sono studiati con attenzione. L’uso di forme lineari e austere gioca con l’abbinamento di materiali caldi e freddi e una gamma di marroni opachi e lucidi. I tavoli, disposti in serie, seguono la forma allungata della sala, sottolineata puntualmente dagli esili cilindri dell’illuminazione. Una panca di legno rivestita in pelle marrone scuro ospita i clienti nella parte sinistra ed offre ai dirimpettai, grazie allo specchio integrato allo schienale, inediti scorci del locale, altrimenti negati dallo sguardo rivolto alla parete.

La parete di fondo, grazie ad un astuto rivestimento su piani sovrapposti in laminato “gessato” dai toni marroni, crea uno spazio filtro tra sala e servizi. La toilette scompare dietro una porta scorrevole a tutta altezza, mentre l’accesso al laboratorio avviene attraverso una porta a bilico incisa lungo le linee del rivestimento gessato consentendo la visuale al personale. L’ambiente pressoché nudo è l’interpretazione di un’estetica realizzata a partire da materiali ed idee semplici: tessere di mosaico, ancora una volta marrone scuro, coprono interamente il pavimento del locale che risale poi fasciando il volume puro del bancone. Ma la trovata d’effetto e il vero simbolo di Stockfish è comunque il grande murale rivestito dalle gigantografie delle isole norvegesi Lofoten, dove gli enormi stoccafissi appesi ad essiccare riecheggiano la volontà di esaltare il rapporto centenario che lega la gastronomia anconetana col pesce dei mari del nord.

Categorie
Hotel-Commercio  , Interni  
Comune
Ancona
Committente
Privato
Programma

Progettazione di un nuovo locale per la ristorazione

Dimensioni
75 mq
Cronologia
2008